LUISS

HOMBURG: “La possibilità del possibile”

Si pubblica di seguito una mail ricevuta da una studentessa del corso, spero ricca di spunti di riflessione per voi tutti.

La storia di quest’ uomo denota estremo coraggio e, Homburg, compiuto tale atto, chiede a Hohenzollern se loro fossero stati battuti dagli svedesi.Mi vorrei soffermare sulla risposta del conte.Egli dice:”Non è questo che conta!Bisogna obbedire agli ordini.” E’ necessario, è un ordine; ma allora perchè la PERSONALITA’ del principe è stata preminente rispetto ad ogni altra imposizione orale per altro non udita da costui perso in vagheggiamenti amorosi?In un’epoca senza tecnologia ha agito l’istinto ed ha avuto un effetto, a mio avviso, territoriale, è stato un bene comune per il suo popolo. Ma allora che condanna merita l’AZIONE assolutamente giuridica di un uomo che ha salvato ma ha disobbedito?Premetto di essere a favore dello spontaneismo del gesto, che scavalca la LEGGE (uso volutamente improprio del termine) per abbracciare la Norma (recettizia del sentire comune).Ritengo,infatti, che l’insieme totale degli abitanti salvati avrebbero voluto questo. Ma resta di fatto un problema: Se avesse fallito l’attacco cosa sarebbe successo?Sarebbe stato ferito o ucciso e in più sarebbe fallito il colpo  e tanti sarebbero caduti nell’ineluttabile voragine della morte. Il rischio corso dal principe, con il coraggio dell’incoscienza, è ammirevole ma è stato un fortunato tuffo nel nulla. Conseguentemente avendo disatteso la disposizione, va indubbiamente processato perchè non si può passar oltre la legge. Tuttavia per Homburg va specificatamente comminata e irrogata una sanzione apposita, non concernente con la pena di morte o con preclusioni prolungate.” La giustizia deve giudicare” ma deve anche rilevare il bene che costui ha apportato al suo esercito e non solo, perchè la libertà non sia medievalisticamente un disvalore ma “un’emozione” condivisa. La possibilità del possibile si è qui realizzata ed è un merito. La ringrazio per aver letto questa mail e per stimolarci continuamente alla riflessione e alla considerazione del diritto come vitale e emozionale non solo come tecnologico, ritratto che avevo inconsciamente dato alla materia da scolara. Rossana Delfino

11 commenti per “HOMBURG: “La possibilità del possibile””

  1. rz.ferrari scrive:

    Per quanto riguarda il principe di Homburg io penso che egli sia da condannare: con questo accadimento si crea infatti un precedente(Präzedenzfall).
    Il principe è stato anche fortunato, perchè quello che ha fatto ha funzionato.
    Se non si condannasse il principe, anche altri potrebbero avere l’ idea di fare dei tentativi per migliorare la loro situazione, anche se disubbidiscono;e non è detto che anche loro abbiano la fortuna che ha avuto il principe….

    Florian Brandstätter

  2. rz.ferrari scrive:

    Riguardo al principe di homburg personalmente procederei per “livelli” : se spettasse a me singolarmente il compito di decidere se debba essere processato o no, io opterei per il processo, pensando di poter rimettere la sentenza ad un collegio di giudici che discuta del caso; se poi ancora dovessi essere io a giudicarlo in via definitiva, lo condannerei. sono sempre stata convinta che “la legge è uguale per tutti” sia l’affermazione più importante che il genere umano abbia mai fatto. il mio bruciante senso di giustizia mi porta a pensare che, qualora il principe fosse uscito sconfitto e non vincitore, nessuno avrebbe avuto alcun dubbio riguardo la soluzione della sentenza. perchè dovrebbe essere il contrario in questo caso? affascinata dall’imperativo kantiano quale sono stata lo scorso anno al liceo, per quello che ho studiato fino ad ora penso che questa sia la soluzione più corretta ed equa.

    per quanto riguarda il rapporto tra la legge scritta ed il sentire comune vorrei richiamare il giusto mezzo di aristotele. la legge deve recepire il sentire comune altrimenti sarebbe una mera imposizione dall’alto; allo stesso tempo per salvaguardare l’equità e la tutela delle minoranze l’intervento dello stato sarebbe necessario, come organo superiore alle parti e neutrale.

    Roberta Mura

  3. rz.ferrari scrive:

    Credo che il soldato Svedese in questione avrebbe dovuto adempiere agli ordini ricevuti, anche e soprattutto considerando il fatto che è un Tenente-Colonnello, e quindi un Ufficiale, e come tale dovrebbe essere il primo a dare il buon esempio ai suoi sottoposti per rispettare e far rispettare le disposizioni dei suoi superiori. Se ogni soldato avesse libero arbitrio su ogni comando ricevuto, si creerebbe una situazione di caos, ognuno agirebbe a suo modo, mettendo in pericolo la sua vita e quella dei suoi compagni, non ci sarebbero più i presupposti per la certezza del diritto.
    Coraggiosa l’azione del principe, simbolo di un sincero amore per la patria, ma giusta la sanzione. Mattia Mazzarella

  4. rz.ferrari scrive:

    Ho preferito attendere e riflettere riguardo la questione del principe di Homburg, ho attentamente seguito le opinioni degli altri miei colleghi e sono giunta a formularne una mia personale. Durante i miei ragionamenti mi sovveniva sempre il medesimo nome: Niccolò Machiavelli, chi meglio di costui ha teorizzato e per la prima concretizzato la figura del principe? Nella sua opera, oserei dire di indirizzo politico, emerge chiaramente un uomo fiero, amorale ( e non immorale ) che postpone l’interesse del singolo a quello dello Stato, che sappia chiaramente visualizzare la sua occasione e, attraverso la virtù, concretizzarla nel bene dello Stato. La virtù è relativa all’ordinamente nel quale ci si trova ad agire, il diritto è effluvio vitale sicchè gli ordinamenti si configurano come celle vitali sempre uniche e irripetibili. Dopo una mia riflessione avente questo punto di partenza, io ritengo ora che il principe di Homburg non debba essere assolutamente condannato. La mia motivazione è alquanto azzardata ma penso che il diritto è sensazione, emozione, sentimento e come tale non possa essere imprigionato in un rigido contenitore di norme, i vari accidenti che Guicciardini evidenziava modellano le norme che diventano proiezioni sbiadite di un vivido sentimento irriproducibile: il diritto. L’ “imputato” è il principe di Machiavelli, un uomo capace di sfruttare, anzi di plasmare l’occasione e respirare il profumo ammaliante della vita del diritto senza che dalla sua riproduzione mortificante ( la norma) sia condizionato e trafitto; non è da condannare. Il fatto va costestualizzato, capito e applicato a quell’ordinamento. Se Homburg è colpevole di non aver rispettato la rigidezza di una norma che contrastava con il bene di una nazione allora è solo il vincitore, colui che ha coraggiosamente oltrepassato il velo di maya, il conquistatore e anzi l’attore che, nella sua parte, ha agito secondo il diritto e non secondo la sua rappresentazione:la norma.

    Margherita Peritore

  5. rz.ferrari scrive:

    Io sono per il relativismo etico. Ovvero, non esiste un giudizio dal valore assoluto che possa definirsi giusto, ma tutto è legato ai presupposti etici a cui ci si riferisce.
    Bisognerebbe fare un compendio di analisi storico-culturale differente. L’azione del principe potrebbe essere giudicata eroica come deplorevole secondo il contesto. Oltretutto, questo modo, è decisamente riduttivo per dare un giudizio.

    In che senso contravviene agli ordini, a che prezzo li viola e a che prezzo vince la battaglia? Cosa comportava una vittoria rispetto a una sconfitta per il bene dello stato, o dell’esercito? E cosa comportava rispettare gli ordini? Esisteva una terza via per vincere non violandoli? Non conoscendo i dettagli è difficile giudicare, e il relativismo etico rende ogni giudizio parziale e non definitivo.

    Credo sia interessante il contributo della visione Orientale in tal senso. Sun Tzu autore de ” L’arte della guerra” codifica il rapporto tra generale e regnante, si potrebbe dunque estendere come generale-stato, asserendo che, nel momento in cui un generale è investito del ruolo di capo dell’esercito, ha la piena indipendenza nelle scelte sul campo poiché lui solo è a conoscenza degli eventi in una posizione, da decidere il meglio per il bene dell’esercito e dello stato.

    E’ pur vero che l’insubordinazione, era dallo stesso autore, vista come grave reato, per cui, in situazioni simili, (storicamente accadute in Cina) i generali agendo in modo simile sono stati condannati e hanno rifiutato la grazia per morire ed essere celebrati come eroi. Perché, nel fare il bene sommo dello stato, violano gli ordini per il bene dello stato stesso e offrono la vita per riparare alla loro insubordinazione.

    Da regnante non avrei condannato a morte ma ad una pena più lieve. Ma anche questa opinione è variabile a secondo del tipo di forma di governo. In una struttura democratica questi gesti vengono celebrati, in una monarchica condannati.

    Da convinta relativista posso solo dire che queste situazioni ci insegnano a vedere il mondo in scale di grigio, più che bianco e nero, dimostrando la relatività della morale umana e le sue forti contraddizioni.

    Non è un’azione in sè a contenere un valore di giusto o sbagliato, ma è il contesto socio-economico, culturale, religioso e politico che ci porta a dare un certo tipo di giudizio. Certo se parliamo di un giudizio giuridico è molto diverso… basta più semplicisticamente rifarsi alla legge corrente al momento nel luogo e nel tempo in cui il fatto è avvenuto.

    Ognuno, infine, sceglie un modello di valori a cui rifarsi, per cui io avrei agito come il generale.
    Simona Sgroi

  6. rz.ferrari scrive:

    Volevo esprimere la mia opinione in merito al caso del principe di Homburg facendo riferimento ad un pensatore da lei citato in una delle recenti lezioni a proposito appunto del diritto penale: Pufendorf. Egli afferma (se ho ben capito) che lo Stato debba essere rigoroso nel comminare le sanzioni, ma al contempo indulgente nell’irrogarle. La motivazione di ciò è che la sanzione ha, a partire dall’età moderna, funzione migliorativa e non più di semplice punizione. Pertanto si presuppone che alla base di un’irrogazione sanzionatoria vi sia (oltre che un’azione che non rispetti la legge) un’intenzione negativa, un modo di agire che vada contro l’ordinamento, e che debba essere quindi rieducato. Per quanto riguarda il principe di Homburg, ritengo che sia lecito aprire il processo, dal momento che in ogni caso è stata violata una legge. Tuttavia, come lei stesso ha affermato più volte, non esiste solo un diritto positivo, e quindi starà al giudice del processo interpretare il caso, valutare il contesto e le intenzioni del principe e decidere quali provvedimenti prendere in merito. Personalmente, non lo condannerei.
    mariagloria pantaloni

  7. Serena Burrai scrive:

    Pian piano, leggendo questi commenti e pensandoci un pò per conto mio sto arrivando a un pensiero autonomo sul principe. L’altro giorno ho guardato il film “codice d’onore” e sono giunta alla momentanea conclusione che indiscutibilmente Horburg dovrebbe essere processato,ma escludendo la possibilità che nel Medioevo la pena non fosse quella di morte, io opterei per un’altra soluzione. Essendo il principe un comandate,deve far capo prima di tutto alle leggi militari,giusto? (chiedo scusa se la terminologia ancora non è adeguata). Al momento penso che la pena giusta per il principe(perchè deve esserci una pena,ha comunque disobbedito a un ordine) sia abbandonare le armi,che non faccia più parte dell’esercito.In ogni caso, penso che la pena di morte sia esagerata. Ha disobbedito agli ordini per il bene comune, pur sapendo a cosa sarebbe andato incontro, e già solo per questo non dovrebbe subire una pena così grave.Ha disobbedito non per semplice non curanza, ma per un fine ben preciso.

  8. Diletta Aliotta scrive:

    Lascio qui il testo della mail che ho inviato al professore in merito alla questione del principe di Homburgh.

    Immediatamente la storia del principe di Homburg ha richiamato alla mia memoria dei fatti storici. Ho subito pensato, infatti, a come si sono difesi, subito dopo la seconda guerra mondiale, alcuni nazisti in processo. Molti di loro hanno affermato, infatti, di aver semplicemente “eseguito degli ordini ricevuti”. Non ho dubbi che, a tale proposito, una giustificazione del genere sembri assolutamente insufficiente (o almeno, così è sempre sembrato a me) di fronte alla portata degli atti compiuti, e questo perchè, se pure si riconosce l’importanza di attenersi alla legge, ci si chiede se questa debba essere applicata automaticamente, senza possibilità di riflessione. Una volta data la legge, dobbiamo, come automi, attenerci ad essa, o farlo solo dopo averne valutato le possibili consueguenze? Per quanto mi riguarda ho sempre trovato assurdo che ci si attenesse ad una legge in maniera così sterile, in quanto ciò consentirebbe a qualunque pazzo salito al potere di fare da burattinaio all’intero mondo, facendo compiere gli atti più atroci, che violano leggi ben al di sopra di quelle poste dall’uomo, perchè poste dalla stessa natura, come può essere avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Senza divagare oltre, voglio dire che sarebbe molto meglio che il rispetto della legge deve derivasse dalla comprensione, in modo da favorire anche l’accettazione e il rispetto di essa in maniera più naturale. Non a caso, lo stesso Elettore, nella storia del principe di Homburg, sembra applicare la legge controvoglia, perchè costretto. e ciò mi induce ad un’altra riflessione: deve l’uomo poter sempre dominare e riflettere anche all’infinito su una legge, o una volta che questa è posta deve esserne schiavo? L’Elettore interroga sulla giustezza dell suo operato lo stesso Homburg, il quale rinuncia alla salvezza, a mio parere, più per rispetto ed affetto nei confronti dell’Elettore che per altro. Ammettendo, però, che egli lo faccia anche per rispetto della legge, con il suo atto conferma il mio ragionamento, in quanto egli liberamente sceglie di sottoporsi alla legge. Voglio parlare, inoltre, del ruolo della corte marziale. Lo stesso Homburg afferma: “La corte marziale non poteva che condannarmi a morte, così vuole la legge su cui si basa”. Ecco, quel “non poteva che” è indicativo, secondo me, di una legge applicata sterilmente. E ancora, L’Elettore ad un certo punto afferma: “mi è consentito annullare la sentenza emessa dal tribunale? Quali credi che ne sarebbero le conseguenze?” Ma il popolo e l’esercito, pur soggetti a quella stessa legge, e di essa osservanti, nell’opera di rivoltano contro questa, firmando una petizione e occupando la città. Allora io chiedo: Quali sono le conseguenze dell’applicazione di una legge considerata da tutti ingiusta? So che a questo punto, probabilmente, mi direbbe che opero secondo categorie medievali. Lo so, ma non posso fare a meno di chiedermi se applicare una legge non sentita da alcuno non porti ad una svalutazione e perdita di fiducia nei suoi confronti. Nell’opera, ad un certo punto, il generale Kottwitz dice che c’è una legge più alta di quella imposta dagli uomini, ed è la patria, la corona, ecc., e che un esercito che combatta per ideale, prima che per legge, non può essere ridotto a qualcosa di inanimato come una spada che pende dalla cintura dell’Elettore. Questa è una posizione espressa nel testo, e mi sembra che rappresenti il sentimento sopra la legge. L’altra posizione è quella dell’Elettore, che in un passo afferma “Pensa che non faccia differenza, per la patria, se vi regna l’arbitrio o la legge?”, ed è la posizione che io definirei della legge sopra il sentimento. Buone motivazioni si possono addurre a sostegno di entrambe, sebbene, a mio parere, la seconda possa portare a contraddizioni, confondendo ancor di più coloro che sono sottoposti alla legge, rendendo questa ancora più incomprensibile. E’ paradossale, infatti, che Homburg sia condannato e, allo stesso tempo, glorificato per volontà dello stesso Elettore come vincitore della battaglia. Ciò per me non preserva la certezza del diritto. Spiegherò il perchè tra un momento. Infatti io voglio sostenere ciò che sta nel mezzo tra le due posizioni sopra citate. In medio stat virtus, e tra legge e sentimento c’è una quantità infinita di cose. Una è chiaramente espressa nell’opera, ed è il caso, addotto da Hoenzollern per spiegare perchè Homburg avrebbe disobbedito agli ordini ricevuti. Un’altra è l’etica, e qui torno subito a quanto dicevo a proposito della certezza del diritto. Può infatti assicurare la certezza del diritto il sapere che alcune norme sono contro l’etica, e portano, in fin dei conti, a risultati peggiori che se quella norma non fosse stata rispettata? E’ vero che uno dei presupposti della certezza del diritto è il fatto che ad un dato atto contro la legge seguirà una sanzione, ma se ci limitassimo solo a questo, si avrebbe di nuovo una semplice contrapposizione bianco/nero. Io do valore al grigio, alla sfumatura. Non a caso fin dalla prima lezione tutti ci dite che il diritto deve essere interpretato. Un’altra variabile che si inserisce tra sentimento e legge, nella storia, è la politica. Intendo la situazione storica, il tempo e il luogo. In un passo, lo stesso Homburg si chiede se la sua condanna non derivi dal fatto che Natalia si è promessa a lui. Voglio dire che il tempo e il luogo, le condizioni politiche e sociali, cambiano continuamente, e la legge deve seguirle, se non cambiando sempre, comunque venendo interpretata in maniera diversa, e questo mi sembra evidente, giacchè ognuno, a seconda del suo tempo e luogo, la interpreterà in una data maniera. Se la legge non seguisse la storia, ecco che di nuovo verrebbe svalutata, non capita, non stimata e rispettata. Dunque, l’Elettore si preoccupa che “ciascuno si sente autorizzato a strapparmi di mano le redini”, ma a mio parere non si rende conto che c’è molto di più di un singolo uomo che potrebbe togliergli il comando. Dunque a mio parere la legge deve essere aderente alla realtà, e infatti mi sembra assurda l’affermazione di Hoenzollern “Abbiamo vinto, ma non è questo che conta, bisogna obbedire agli ordini”. Secondo me, invece, una legge va valutata nella sua interezza prima di essere applicata, intendo dire che va considerato il motivo per cui è nata, il fatto che deve regolare, ma anche la consueguenza del fatto che regola. Il fine giustifica i mezzi, potremmo dire. In questo modo, non credo di cadere in contraddizione se dico che, qualora Homburg avesse perso, sarebbe stato condannato a ragione, così come devono essere condannati i nazisti per aver obbedito agli ordini. Mi rendo conto che questo relativismo forse non funziona dal punto di vista logico, ma funziona dal punto di vista reale. La legge è relativa. E’ relativa alla realtà. Parimenti, in merito al quesito sulla legge che deve seguire o precedere il sentire comune, giungo alla stessa conclusione: una legge calata dall’alto rischia di non venire stimata nè rispettata, mentre una qualunque legge che venga dal basso non può essere accettata perchè il popolo stesso, senza un freno nè una moderazione, potrebbe diventare quel “qualunque pazzo salito al potere” di cui ho parlato all’inizio. Comunque sia, quando qualcuno sale una scala e qualcun altro la scende, prima o poi ci si incontra a metà strada, no?

  9. Angelo de Curtis scrive:

    Il fatto giuridico cui ci troviamo davanti porta ad una netta dicotomia: se diamo maggiore rilevanza al diritto, inteso in senso positivo-tecnologico, non possiamo non punire il principe, il quale, disattendendo gli ordini, ha minato la certezza del diritto (per quanto riguarda l’osservanza delle norme) e la minerebbe ancor di più se rimanesse impunito(per quanto concerne la prevedibilità dell’azione degli organi di applicazione).
    D’altro canto, l’atto del Principe era intrinsecamente dettato dalla volontà, indiscutibilmente onorevole, di porsi in essere al fine di vincere la battaglia ed essere strategicamente d’aiuto alla sua fazione.
    In tal senso, sebbene il rischio corso dal Principe sia molto elevato, egli potrebbe essere considerato un eroe, non soltanto da non processare, ma da valorizzare.
    La dicotomia fondamentale si trova, a mio avviso, nelle conseguenze a breve e a lungo termine che l’azione del Principe comporta. Assolverlo completamente, di fatti, procurerebbe un’immediata ondata di approvazione (a breve termine), tuttavia porrebbe un precedente imbarazzante per la base positiva su cui si fonda la certezza del diritto (e, oserei dire, l’ordine dell’esercito).
    Essere troppo miopi, tuttavia, volendo focalizzare l’attenzione unicamente sugli aspetti tecnologici porterebbe a breve termine risultati negativi dal punto di vista strettamente psicologico-emozionale e, a lungo termine, una non sicura accettazione della reazione da parte degli organi di applicazione.
    Pertanto, dovendo in un giudizio necessariamente non ledere la certezza del diritto, ma anche tener conto di quella “metanoia” che già l’ultimo Kant ed il primo Hegel del Leben Jesu descrivevano come la norma più salda di qualsiasi altra disposizione, a mio avviso, il Principe di Homburg andrebbe ad ogni modo sanzionato (mantenendo salda la certezza del diritto), ma seguendo una modalità particolare.
    Supponendo, di fatti, che il compito affidatogli, ovverosia rimanere su un colle senza dover fare assolutamente nulla, sia un ruolo non privo della sua importanza funzionale, sia per il suo poter rimanere incolume durante la battaglia, sia per la possibilità di organizzare una ritirata in caso di rivolgimenti contrari (lo evinco ragionando per analogia con la struttura dell’esercito romano, in cui un ruolo simile a quello del Principe veniva riservato all’imperatore o ai più alti gradi di comando), la mia sanzione nei confronti del Principe sarebbe di degradare e ricollocare militarmente il soggetto in questione, privandolo di questo beneficium {ovverosia, di rimanere incolume) e di questa funzione all’interno della battaglia, assegnandogli un ruolo più “degradato” dal punto di vista militare, più “centrale” nella battaglia e più “attivo”secondo l’ottica del Principe.
    In tal modo, la sanzione erogata punirebbe concretamente il principe di Homburg, privandolo di un formale beneficium, d’altro canto, non andrebbe a ledere nè a breve né a lungo termine la certezza del diritto, in quanto non si tratterebbe di una punizione né blanda nè estrema, ma di una ricollocazione sanzionatoria.
    In questo modo si preserverebbe la certezza del diritto, si sanzionerebbe intelligentemente il Principe di Homburg, privandolo da un lato di un privilegio, ma esaltando, d’altro canto, le sue qualità intrinseche che, evidentemente, mal si accordano con la staticità. In ultimo, si acquisterebbe un valido membro “fattivo” all’interno dell’esercito (precedentemente collocato in una posizione che poco si confaceva a queste sue qualità) senza che questo venga avvertito generalmente, a livello psicologico-emozionale, come un segno di “debolezza del diritto”, ma come una forza che si esplica intelligentemente nell’erogare le sue sanzioni.

    Angelo de Curtis

  10. Anna Ditta scrive:

    Le definizioni di Senso dello Stato, Idea di Stato e Ragion di Stato date nella lezione del 2 Novembre sono a mio parere strettamente connesse alla questione del Principe di Homburg. La Ragion di Stato come anteposizione dell’interesse oggettivo a quello individuale può essere vista come ciò che spinge Homburg a contravvenire agli ordini. Egli infatti antepone al suo bene personale la vittoria, che in quel determinato momento coincide con l’interesse dello Stato. Il Senso dello Stato è invece ciò che il Principe Elettore vuole tutelare, e coincide in questo caso con una condanna esemplare che possa difendere il principio di obbedienza al Sovrano (identificato in questo caso col potere statale). Entrambi si trovano dunque a difendere l’ Idea di Stato ma paradossalmente sono in contrasto l’uno con l’altro, e il processo del principe è in realtà un momento necessario a sanare questa aporia. La risoluzione sta a mio parere nella condanna del principe che deve necessariamente essere punito, anche se non certamente con la morte. La vittoria della battaglia, infatti, ha in un certo modo compensato alla sua disobbedienza e quindi la pena non può essergli irrogata totalmente. Dall’altro lato la grazia violerebbe il principio che il re intende difendere, pertanto la condanna dovrebbe essere secondo me convertita in alcuni anni da scontare in carcere sommati ad una pena pecuniaria.
    Anna Ditta

  11. Giada Uggiosi scrive:

    Io giudicherei innocente il principe di Homburg: questa presa di posizione è sostenuta dal fatto che l’assoluzione del principe sia voluta da una pluralità di persone che, attraverso una petizione, cercano di far mutare la decisione del tribunale militare e del Principe Elettore, facendo emergere il valore di un gesto eroico e dell’insufficienza della disciplina rispetto alla pluralità di aspetti che compongono la vita umana: infatti, la dimensione sociale è talmente forte che, in questo caso, modifica la sentenza di morte. Il tribunale militare, se proprio volesse far valere la sua legge, potrebbe limitarsi a un provvedimento simbolico che funga da monito.
    Inoltre, il gesto compiuto dai capi militari, ovvero la presentazione della petizione, può essere visto come un tentativo (andato a buon fine) della vita di imporsi sulla norma, che può quindi farci riflettere sul fatto che il diritto non sia solo tecnologia.

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