LUISS

Tesi di laurea

1. Premessa.

Questo brevi note si rivolgono a coloro che non considerano la tesi di laurea come l’ultimo ostacolo da superare nel più breve tempo possibile per terminare gli studi universitari.
Per questi studenti i consigli che seguono non saranno di alcun aiuto; basterà, invece, un richiamo alle norme che impongono, anche per dissertazioni che pongono a confronto tesi già sviluppate da altri sullo stesso tema, il carattere indefettibile dell’originalità.
La legge 19 aprile 1925, n. 475 punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno «Chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico […] presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri»; inoltre, « La pena della reclusione non può essere inferiore a sei mesi qualora l’intento sia conseguito».
L’art. 5 della stessa legge, poi, prevede la cancellazione del provvedimento che ha assegnato il titolo di laurea come effetto della sentenza di condanna o di quella « che dichiara che il fatto sussiste».
Dunque, è lecito riportare fedelmente il pensiero altrui (anzi, una buona tesi non può prescindere dalla rassegna di tesi di diversi autori posti a confronto tra loro)  a condizione che la rielaborazione e la sintesi siano il prodotto originale dell’autore dell’elaborato e che lo sforzo di ripensamento delle problematiche altrui sia idoneo a saggiare le qualità espositive del candidato.
Riportare il pensiero altrui come proprio, retribuire qualcuno perché scriva la tesi al nostro posto od offrire ad altri il nostro lavoro per la stesura della tesi di laurea costituiscono condotte illecite ai sensi della citata legge (la cui lettura integrale, da parte di chi sia tentato da possibili «scorciatoie» di questo tipo, è altamente raccomandata).

2. Come cominciare.

La tesi di laurea consente una fondamentale “messa a punto” della preparazione universitaria e costituisce la prima verifica delle proprie capacità critiche al momento di affrontare l’inserimento nel mondo del lavoro.
Per molti studenti si tratta di riprendere a scrivere dopo anni di prove orali; e per coloro che intendono cimentarsi in concorsi pubblici (come il concorso per l’accesso alla magistratura) basati su diverse prove scritte, si tratta di una verifica imprescindibile delle proprie capacità espressive e di sintesi.
Si comincia con la selezione di un argomento, tratto, in genere, dalle materie preferite (nelle quali il candidato ha riportato i migliori voti).
E‘ buona norma presentarsi al primo colloquio col docente dopo aver effettuato una prima ricerca bibliografica e dopo aver letto alcuni testi per approfondire il tema.
La tesi muove da un’ipotesi scientifica e deve avere uno scopo: se, durante il corso di studi, vi siete posti una domanda e non avete trovato una immediata e convincente risposta nei testi consigliati (o negli altri che avete consultato); se il quesito vi appassiona ed ha ispirato qualche discussione con i vostri colleghi; se ritenete che la soluzione del quesito sia di interesse generale; ebbene, con ogni probabilità, avete trovato l’argomento per la vostra tesi di laurea.
Vi basterà, a questo punto, raccogliere le idee strutturando gli argomenti in ordine gerarchico per capitoli e paragrafi  (considerando che si tratta di una struttura provvisoria destinata a mutare col procedere del lavoro) e chiedere un appuntamento col vostro relatore.
Nello scegliere l’argomento, considerate il vantaggio (non solo psicologico) di occuparvi di un argomento nuovo, sul quale voi (e il vostro relatore) siete esperti: nel corso della seduta di laurea sarete trattati da specialisti della materia e sarete pronti a rispondere ad ogni domanda; diversamente, una tesi di laurea su argomenti già ampiamente trattati e universalmente conosciuti vi esporrà al rischio di domande imprevedibili da parte di tutti i commissari.

In questa fase, vi sarà di grande utilità la lettura di Umberto Eco Come si fa una tesi di laurea, Milano, Bompiani RCS, 2001 (ult. ed.)

3. Come proseguire.

Il relatore ed i suoi assistenti non sono i vostri correttori di bozze (potete sfruttare, per questo compito, i vostri colleghi già laureati, un parente, un esperto di vostra fiducia).
Avete il dovere di presentare un elaborato chiaro, ben formattato e leggibile, con frasi di senso compiuto.
La tesi è un elaborato scientifico che risponde a precise regole formali. Il linguaggio, in questo contesto, non ha funzione emotiva: dimenticate i punti esclamativi, i puntini sospensivi e le proposizioni (inutilmente) interrogative. Ispiratevi, piuttosto, alla forma con cui sono scritti i libri di testo su cui avete studiato.
Gli errori più comuni riguardano l’uso delle maiuscole e l’uso scriteriato della punteggiatura.
Vanno ricordati, dunque, alcuni principi fondamentali.
La virgola non deve mai precedere una relativa limitativa (“il sistema informatico civile riguarda risorse che l’amministrazione giudiziaria dedica alla gestione del processo”); può, tuttavia, essere utilizzata prima di una relativa esplicativa (“Il sistema informatico civile, che è notoriamente un sottoinsieme di risorse, costituisce la principale innovazione della riforma”); non va posta prima del secondo termine di paragone (“i giudici comprendono meglio i documenti tradizionali che quelli informatici”); non va posta prima delle congiunzioni (a meno che non si tratti di un inciso: “il documento informatico sostituisce i documenti cartacei, o almeno questa dovrebbe essere la regola”); non va posta prima delle congiunzioni correlative “sia … sia” od equivalenti.

La lettera maiuscola si usa per lo Stato, per i suoi sinonimi e per i nomi degli enti e degli organi costituzionali (la Nazione, il Paese, il Parlamento, il Governo); non si usa per il titolo associato al nome (il ministro Sempronio, il vescovo Caio, il prof. Tizio); si usa per i nomi di di organi governativi, giuridici e amministrativi (il Consiglio dei Ministri, o il Consiglio dei ministri, il Ministero della Difesa, o il Ministero della difesa, la Procura della Repubblica, il Comune di Roma); non si usa per i nomi comuni, che si scrivono sempre in minuscolo; anche magistratura, polizia, università si scrivono in minuscolo, a differenza dei nomi propri degli istituti (meglio tra virgolette: LUISS “Guido Carli” di Roma; Università di Roma “La Sapienza”); non si usa per indicare corsi e materie di insegnamento (laurea in giurisprudenza,  professore di diritto romano ecc.)

In questa fase vi sarà di grande utilità la lettura del libro di Beppe Severgnini L’italiano: lezioni semiserie, Milano, Rizzoli, 2007.

Buon lavoro.

G.B.

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