Tecnlologia etica nell’era del cyborg

di Rosalba Famà

Il cyborg è quasi realtà. Recenti progetti della National Science Foundation (USA) stanno basando i loro studi sulla creazione dell’organismo cibernetico, un complesso sistema uomo-macchina per l’”improvement” tecnologico dell’uomo.

Ma cosa vuol dire, antropologicamente, questo tentativo?

Nell’opera del Neuroscienziato-teologo Paolo Benanti “The cyborg:corpo e corporeità nell’epoca del post-umano”, lo scienziato ci mostra come lo strumento tecnologico sia arrivato ad essere assunto come strumento di immortalità, l’immortalità del cyborg sembrerebbe promettere la sostituzione di ogni tipo di trascendenza.

Il cyborg non sarebbe altro che l’epifenomeno tecnologico dei movimenti del post-umano e trans-umano, caratterizzati dall’idea di un’immortalità tecnologicamente realizzabile.

In altre parole, la tecnologia, da sempre considerata come un ampliamento alle facoltà umane (“enhancement”), sembrerebbe ora uno strumento che permette un ampliamento umano anche temporale , oltre i confini di durata di una singola vita, l’immortalità.

L’agenzia governativa per lo sviluppo delle tecnologie del governo degli Stati Uniti d’America vuole realizzare il potenziamento umano, utilizzando devices nanotecnologici integrati nel sistema biologico del corpo umano. In un tale complesso uomo-macchina nascerebbero stati emotivi e cognitivi sconosciuti. La macchina resa umana e l’uomo reso macchina. Tutto possibile attraverso i processi informatici: la vita non è considerata altro che la capacità di conservare e elaborare informazioni, indistinguibile dagli apparati tecnologici.

Il cyborg può essere pensato come l’interfaccia tra persona e tecnologia.

L’”enhancement” dell’uomo fa sorgere numerose questioni antropologiche ed etiche e ancora una volta porta a chiederci cosa sia la vita.

Questo tipo di “improvment” è espressione delle correnti del post-umano, simbolo della crisi del senso e del valore umano, è lo strumento con cui l’uomo tenta un’evoluzione tecnologicamente guidata, abbandonando però il senso della sua esistenza. Il problema investe tutto il valore che si riconosce alla vita umana.

Il discernimento etico sul cyborg vede la necessità di cogliere il valore del corpo e della corporeità per l’esistenza umana” dice Paolo Benanti,  e continua “Ciò che va colto è il ‘telos’(la fine)”, il valore della sua finitezza temporale.

Solo tenendo ferme alcune riflessioni antropologiche sarà possibile fornire delle coordinate basilari per orientare l’innovazione tecnologica. Le tecnologie cyborg sono positivamente valutate solo se improntate ad un progresso dal volto umano, un sincero impegno dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune.

Per questo le ricerche del cyborg e delle tecnologie richiedono una gestione internazionale di tipo politico-economico.

La governance è lo spazio migliore dove tali riflessioni devono divenire forze efficaci per guidare l’innovazione tecnologica come autentica fonte di sviluppo umano.

Rosalba Famà

 

Bibliografia
 
Le considerazioni sono state tratte da una Lectio Magistralis tenuta da Paolo Benanti a cui ho assistito durante un corso di politica etica nel luglio 2013 a Camaldoli. Paolo Benanti dopo gli studi in ingegneria ha acquisito una formazione etico-politica presso la Pontificia Università Gregoriana e presso la Georgetown University a Washington D.C. (USA) e Kennedy institute of ethics. Collabora con “American Journal of Bioethics”. Tra le sue pubblicazioni : The cyborg:corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale.

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