Privacy, libertà e 1984

In rete essendoci più libertà, c’è meno protezione e meno tutela della privacy. Ciò potrebbe essere considerato esito di un vera e propria democratizzazione, ma nel contempo può leggersi come una negazione, ed una strumentalizzazione, dello stesso principio di democrazia dato che, una società sempre più controllata, correrebbe il rischio di esondare oltre gli argini limitativi del potere, trasformandosi in quel regime tanto temuto da Orwell e descritto in “1984”…. In questo contesto, il prezzo da pagare per una simile libertà, assume un valore molto elevato, poiché implica paradossalmente una violazione della stessa. Mi chiedo, se questo sistema, che attualmente si dispiega in forme quasi anarchiche, possa essere realmente razionalizzato, attraverso normative concrete… e se ciò è possibile, perché non è stato realizzato in precedenza?

Marianna Di Campli

One thought on “Privacy, libertà e 1984

  1. Giulio Teofilatto il ha scritto:

    Probabilmente sarebbe possibile sottoporlo a normative concrete (anche se praticamente non saprei come) ma non penso che nessuno si impegnerà per farlo. Temo che sia uno strumento di controllo troppo potente e utile per monitorare la società perché chi lo sfrutta possa decidere di abbandonarlo. Se ci pensi poter controllare vita, morte e miracoli di qualcuno attirerebbe chiunque anche solo per un fatto di curiosità, a maggior ragione se il qualcuno in questione è figura istituzionale. Nel mondo, e in Italia, ci sono sempre state figure a noi note come ”Servizi Segreti” che hanno esercitato nella storia recente una certa influenza nelle decisioni politiche (anche se esistono dal diciottesimo secolo), pensa al vantaggio che questi hanno potuto trarre rispetto agli anni precedenti allo sviluppo del web nel registrare, immagazzinare e memorizzare atti, fatti, dicerie, e prova solo a immaginare quanto queste informazioni siano state usate sia per fini positivi (vedi: prove in tribunale) sia negativi (vedi: ricatti).
    Pensa infine al recente scandalo Datagate, credi davvero che i servizi statunitensi rinuncerebbero così a cuor leggero a intercettare le comunicazioni di mezzo mondo? E allo stesso tempo credi davvero che nessuno nei servizi dei Paesi intercettati ne sapesse nulla? Più probabile che pur sapendo abbiano lasciato correre per non vedere smascherata, di ricambio, qualcuna delle loro nefandezze in una sorta di ”patto tra gentiluomini”, in effetti non è tanto diverso dal ragionamento che facciamo anche inconsapevolmente tutti: pur sapendo di subire continue violazioni della nostra libertà personale popoliamo i social network, che sia per desiderio di farsi notare, inconsapevolezza o per aver accettato di sacrificare la propria per attingere alla privacy altrui.
    Concludo l’intervento consigliandoti l’ascolto della canzone ”Schiavo della Libertà” di cui riporto la prima strofa: «Questo è il ballo degli ipocriti, dei vili, degli ignavi, delle pecore mediocri, dei moderni e nuovi schiavi!».
    Ciao!