Contratto point and click: il click vale sempre come consenso?

Il contratto point and click costituisce la modalità maggiormente utilizzata nella prassi del commercio elettronico per la conclusione dei contratti online.

In base al principio di libertà delle forme, previsto dal nostro ordinamento, il consenso delle parti alla conclusione del contratto può essere manifestato con qualsiasi forma, anche per fatti concludenti, salvi i casi in cui è richiesta la forma scritta ex 1350 c.c.

Così nell’ambito dei contratti telematici la manifestazione di volontà può essere espressa anche inserendo il numero della propria carta di credito o ancora con un semplice click.

Con la modalità point and click l’acquirente, attraverso un comportamento concludente, che si estrinseca cliccando con il mouse sul bottoncino col “carrello”, il cosiddetto pulsante negoziale virtuale, esprime la sua volontà di concludere il contratto e a seguito di un click si realizza l’incontro delle volontà delle parti che porta alla conclusione del contratto, rendendolo efficace.

Il click vale, dunque, come consenso.

Ovviamente è necessario che il venditore renda note all’acquirente le clausole negoziali e le condizioni generali di contratto e questo requisito può essere soddisfatto sia riportandole nel testo contrattuale, ma è anche possibile che queste siano contenute in altre schermate del sito o in pagine di secondo livello, purché il link sia posto in risalto e sia effettivamente accessibile.

Ma che dire in relazione alle clausole vessatorie? Il semplice click può essere effettivamente considerato come manifestazione di volontà?

Sulla vicenda è di recente intervenuto il giudice del Tribunale di Catanzaro con la sentenza n. 68/2011 del 18 aprile 2012, depositata il 30 aprile 2012.

Le clausole vessatorie sono quelle clausole che comportano una particolare sproporzione di diritti e obblighi a carico di chi sottoscrive il contratto, sancendo un vantaggio, invece, nei confronti di chi lo ha predisposto. Il codice civile non individua un numerus clausus di clausole da considerare vessatorie, ma le indica, in modo generale, all’art. 1341, 2° comma: sono quelle condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria. Sempre il 2° comma dell’articolo in esame prevede che tali clausole siano specificatamente approvate per iscritto. Si tratta della famosa seconda firma che viene inserita nei contratti, in cui normalmente viene apposta la clausola che comincia con la dicitura “Ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341 seguenti c.c., le parti approvano specificatamente i seguenti articoli” eccetera.

Alla luce di tale disposizione il Tribunale di Catanzaro, con una sentenza che costituisce, in Italia, un’assoluta novità in materia (una pronuncia simile si è avuta in Francia ad opera della Corte d’appello di Pau, relativa alle condizioni generali di adesione al popolare social network Facebook), ha sancito l’invalidità delle clausole vessatorie, quando il consenso ad esse sia prestato attraverso un semplice click.

Per il giudice di Catanzaro, dunque, sebbene i contratti conclusi online siano normalmente validi attraverso il click del mouse, non è così nel caso di clausole vessatorie in essi contenute. Una sottoscrizione tramite il web non è, quindi, sufficiente a supplire la forma scritta richiesta dalla legge (salvo che non sia effettuata con firma digitale), con la conseguenza, a livello pratico, che il venditore non potrà più opporre alcuna di tali clausole al consumatore, benché questi sia stato regolarmente informato e le clausole mostrate sul sito o fatte approvare col click di accettazione.

Al venditore online, come escamotage volto a superare  il problema dell’accettazione scritta delle clausole in questione, non rimarrebbe altra possibilità che far sottoscrivere un testo contrattuale, invitando l’utente a scaricare un form e a stamparlo, a sottoscriverlo e inviarlo per posta (o anticipato per fax) al venditore. In assenza di dispositivi di firma digitale, solo in questo modo il contratto avrebbe efficacia anche per le clausole vessatorie in esso contenute.

Benedetta Di Noto

I commenti sono chiusi.