Sulla responsabilità del blogger per quanto pubblicato dagli utenti

Vorrei sollevare un tema che mi sembra adatto alla “sede” in cui ci troviamo. La curiosità è sorta perché mi stavo occupando di una questione relativa ad un fenomeno chiamato patent troll, che si riferisce alla pratica, posta in essere da talune società, consistente nell’impossessarsi di brevetti, senza mai mettere in commercio la propria invenzione, con il solo fine di rivendicarne le royalties da altre aziende (una sorta di estorsione!). Un dipendente di Cisco, un’azienda che fornisce apparati di networking, teneva un blog personale all’interno dell’azienda, Patent troll tracker, in cui, in completo anonimato, smascherava proprio i patent troll, e si era scagliato con particolar vigore contro uno studio legale. Una volta rivelata la sua identità, il dipendente fu citato in giudizio dal menzionato studio legale per diffamazione insieme a Cisco (attualmente il blog è stato reso “privato” e vi si può accedere solo dietro invito. Cisco ha deciso, infatti, di regolamentare la policy per il blogging imponendo la disclosure e bandendo i commenti anonimi in rete). Come spesso accade, dall’esame di un problema ne discende un altro: mi stavo occupando di patent troll… ed ecco che mi ha incuriosito riflettere su come si ripartiscono le responsabilità all’interno di un blog.

 

In primo luogo, una questione particolarmente delicata è quella relativa all’applicabilità della normativa sulla stampa ai siti web: può applicarsi il regime della stampa al mondo telematico? Se così fosse, sarebbe obbligatoria la registrazione in tribunale per tutti i blog che trattano di informazione e si dovrebbe applicare ai blog (anche amatoriali) la disciplina dei reati a mezzo stampa. La risposta negativa alla domanda è più che condivisibile, ed ha trovato ampia (e chiarissima direi) trattazione in un articolo di Zeno-Zencovich, (“La pretesa estensione alla telematica del regime della stampa: note critiche”, in Dir. Inform., 1998, 15 ss.), in merito al quale mi limito a richiamare l’osservazione che l’autore fa sulla incompatibilità tra la definizione di stampa, offerta dalla legge 47/1948, e la nozione di comunicazione telematica, ritenendo inoltre che il principio di legalità e il conseguente divieto di estensione analogica in malam partem impedisce di applicare le norme sui reati a mezzo stampa ad eventuali comportamenti commessi attraverso le reti telematiche. La giurisprudenza, in realtà, ha assunto posizioni diverse: in un’ordinanza del 6 novembre 1997 il Tribunale di Roma ha affermato che anche per la testata telematica sussiste l’obbligo di registrazione previsto dall’articolo 5 della legge del ’48; successivamente, tuttavia, il Tribunale di Salerno, con sentenza del 2001, ha affermato che “(…) l’assimilazione della rete ad una sorta di villaggio globale, in cui tutto può essere messo a disposizione di tutti gli utenti potenziali ed in cui tutti possono interagire (…) senza formalità, rende impossibile l’introduzione di una forma di controllo quale la registrazione nel registro della stampa periodica” (la sentenza può essere letta al sito http://www.mcreporter.info/giurisprudenza/salerno.htm).

 

Tra le diverse pronunce giurisprudenziali, quella più famosa (e di cui si è discusso ampiamente in dottrina e sui giornali) è la sentenza del Tribunale di Aosta del 26 maggio 2006, che ha esteso al blogger (i.e. il gestore del blog) la disciplina prevista dall’articolo 57 c.p. per il direttore responsabile di un periodico. La vicenda riguardava un blog in cui furono pubblicati, sotto gli pseudonimi di “Generale Zuckov” e di “Anonymous” degli articoli lesivi dell’onore di alcune persone. L’autore di uno degli articoli era il gestore del blog, e giustamente il giudice ha riconosciuto la sua responsabilità penale circa il reato di diffamazione aggravata (aver, cioè, immesso materiale diffamatorio in un sito Internet, ex articolo 595, III comma, c.p.). L’elemento che mi ha colpito è  stata l’affermazione della responsabilità penale dell’imputato anche per il contenuto di commenti diffamatori inseriti da utenti anonimi. La considerazione è stata questa: avendo il blogger il totale controllo di quanto inserito sul blog (elemento tutto da dimostrare), egli avrebbe avuto l’obbligo giuridico di eliminare i commenti offensivi che venivano pubblicati. Mi chiedo: possiamo ritenere esistente in capo al blogger una “posizione di garanzia”, l’obbligo, cioè, di impedire l’evento lesivo o di eliminare i commenti offensivi? Il Tribunale di Aosta ha inquadrato la fattispecie nell’articolo 57 c.p. (senza, in realtà, motivare adeguatamente l’applicazione analogica, limitandosi a dire che “colui che gestisce il blog altro non è che il direttore responsabile dello stesso”). Per quel che mi risulta, il principio di tassatività ex articolo 25, II comma, della Costituzione osta a questa immediata applicazione giudiziaria, e comunque lo stesso Zeno-Zencovich, che sopra ho citato, invita ad osservare che la pretesa estensione del regime della stampa al mondo telematico costituisce un’applicazione analogica in malam partem (vietata).

  

Mi sembra che non vi sia una norma, nel nostro ordinamento, che impone un tale obbligo giuridico in capo al blogger. D’altra parte, lo stesso legislatore comunitario, nella Direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, (ed il legislatore nazionale, con le relative norme di recepimento), ha affermato che il fornitore di servizi non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente (come una sorta di ispettore) fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Si prevede soltanto la facoltà degli Stati Membri di stabilire che i prestatori di servizi della società dell’informazione siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità competente di presunte attività o informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro richiesta, informazioni che consentano l’identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno accordi di memorizzazione dei dati.

 

In conclusione, al di là di specifici ambiti come la pedopornografia, non vedo come possa affermarsi un obbligo generale di sorveglianza in capo al blogger.

 

Il Tribunale di Aosta avrebbe dovuto accertare l’identità dell’autore degli altri articoli diffamatori, ed in ogni caso avrebbe dovuto verificare, per evitare di configurare fattispecie di responsabilità oggettiva, la sussistenza degli estremi del concorso anche solo sub specie di agevolazione.

Per fare ciò, occorreva esaminare le modalità concrete di funzionamento del blog, per capire se il blogger era posto nella condizione di verificare previamente il contenuto dei messaggi. Può il blogger “discolparsi” adducendo la sua impossibilà di controllare il contenuto dei post degli utenti? Immaginiamo l’enorme quantità di messaggi postati nei blog…e non sempre il gestore svolge il ruolo di cd. moderatore, che controlla previamente il contenuto dei post e decide in merito alla pubblicazione.

 

In mancanza di leggi precise che regolino la materia, parte della dottrina auspica, de jure condendo, l’estensione ai gestori di blog (ma anche di chat e forum) del regime previsto per gli ISP dalla direttiva 2000/31/CE circa gli obblighi di informazione o comunicazione.

  

Invece, affermare un obbligo di controllo preventivo sui contenuti richiederebbe ai gestori di blog, news group, o comunque siti internet di svolgere una funzione censoria, con pregiudizio alla libertà di espressione che, ovviamente, vale anche in rete.

 

Il tema mi sembra molto attuale, vista la vicenda che ha coinvolto GoogleVideo e che ha portato alla sentenza del 12 aprile in cui si è affermato che “non esiste un obbligo di legge codificato che imponga agli ISP un controllo preventivo della innumerevole serie di dati che passano ogni secondo nelle maglie dei gestori o proprietari dei siti web, e non appare possibile ricavarlo aliunde superando d’un balzo il divieto di analogia in malam partem, cardine interpretativo della nostra cultura procedimentale penale”. Ma questa… è un’altra storia.

 

Federica de Santis

2 thoughts on “Sulla responsabilità del blogger per quanto pubblicato dagli utenti

  1. miecher il ha scritto:

    In effetti le sue considerazioni sono corrette, il tema della responsabilità del blogger è alquanto discusso (e discutibile), tanto che proprio pochi giorni fa la Corte d’Appello di Torino ha parzialmente ribaltato la sentenza del Tribunale di Aosta che lei citava.
    Fiumi di inchiostro (digitale e non) saranno a breve impiegati dagli operatori per discutere di questa pronuncia. Nel frattempo, le segnalo qualche di link alla notizia: http://punto-informatico.it/2867568/PI/News/blogger-direttore-meta.aspx ;
    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_23/blog-tribunale_b055985a-4f04-11df-975b-00144f02aabe.shtml ;
    http://internetsociety.wordpress.com/2010/04/24/responsabilita-del-blogger-la-sentenza-della-corte-di-appello-di-torino/ ;
    http://www.webmasterpoint.org/news/responsabile-di-blog-o-sito-web-chi-firma-gli-articoli-e-i-post-secondo-tribunale-tornio_p35959.html .

    Saluti!
    M.

  2. Marco Meneghello il ha scritto:

    Ottimo articolo.
    Aggiorno con questa pronuncia successiva:

    Corte di Cassazione
    Sezione V Penale
    Sentenza 16 luglio 2010 (dep. 1° ottobre 2010), n. 35511

    “Il direttore di una testata online, attesa la particolarità del mezzo, non risponde necessariamente per omesso controllo ex art. 57 c.p.”

    http://www.penale.it/page.asp?mode=1&IDPag=880