Ho terminato da poco l’intervista di Stefano Rodotà… e ammetto che mi ha aperto gli occhi su alcune sfaccettature della realtà quotidiana,che avevo del tutto sottovalutato se non, addirittura, ignorato completamente.Vorrei cominciare da un’espressione che mi ha colpita molto, nella quale Rodotà afferma “alcune tecnologie hanno una forza in sé, che spinge a rafforzare un potere”.
E’ una confessione talmente realistica e penetrante da incutere timore… quali saranno gli effettivi esiti di tutto questo? E’ davvero così indispensabile la convivenza con tali macchinari? A cosa condurrà il progressivo sviluppo della tecnologia?
Senza dubbio, ciò ha consentito una indiscussa facilitazione dell’esistenza umana, sarebbe riduttivo, infatti, sottolinearne solo gli aspetti negativi o, comunque, poco positivi…
Eppure Rodotà parla di una “società della dignità”, la cui prerogativa indispensabile è la c.d. PRIVACY, messa in discussione da continue violazioni che subiamo, talvolta, a nostra insaputa.
E se l’orizzonte prospettasse effettivamente, come conquista tecnologica e sociale, la possibilità e l’ottenimento di modificazioni del nostro corpo? “Tutto questo,sarebbe compatibile con la dignità della persona umana”??
Il presidente dell’autorità garante, afferma, inoltre, che “non tutto ciò che è tecnologicamente possibile è, per questo solo fatto, pure eticamente ammissibile, socialmente accettabile, giuridicamente legittimo”.
A mio parere,non avrebbe potuto esprimere meglio quanto sia labile il confine tra progresso ed etica.
La moderna civiltà dei diritti, infatti, nasce proprio quando si afferma l’habeas corpus con la Magna Charta nel 1215; l’inviolabilità del corpo è uno dei valori fondamentali della democrazia. Però è ancora inesistente una sensibilità verso il “corpo elettronico”, rappresentativo della nostra identità. Per questa ragione, Rodotà, propone l’accompagnamento dell’habeas data. Probabilmente solo così, si potrebbe tutelare la “società della dignità”, di cui la privacy costituisce una componente fondante.
Lei,in una delle ultime lezioni, ha detto che Internet è un mezzo, il cui utilizzo dipende esclusivamente dal singolo… sono assolutamente d’accordo, ma se alla base di tutta questa dimensione virtuale,ci fosse veramente un potere pubblico o privato? Non sarebbe, forse, più logico e,al tempo stesso, fortemente mortificante?
Viviamo in una società che di DEMOCRATICO comincia ad avere ben poco,ma che sta assumendo, sempre più palesemente, connotati tipici di una società della sorveglianza, in primis, della classificazione e selezione sociale poi, e che richiede una resistenza continua alle microviolazioni, ai controlli continui, “oppressivi o invisibili”, che invadono la vita quotidiana.
Qual è, o meglio, qual è diventato il vero scopo del progresso tecnologico?
Mi piacerebbe avere un suo parere in merito.
Grazie anticipatamente per la sua disponibilità.
Cordiali saluti
Alida Cioffi
Anna il ha scritto:
Ottima riflessione.