LUISS

Thesis Writing Tips

1. Introduzione

Vi trovate alla fine del secondo ciclo di studi e avete già scritto una Tesi per la vostra Laurea triennale. Dovreste quindi conoscere la differenza tra lo studiare un testo che vi è stato fornito e/o spiegato a lezione e il focalizzare più attivamente l’attenzione su un argomento da voi scelto (e concordato con il docente) sul quale vi apprestate ad elaborare uno scritto che dimostri la vostra comprensione del tema, e che metta a frutto le conoscenze acquisite nel corso degli studi. Si tratta, insomma, di un vostro lavoro con il quale volete convincere chi legge sul merito delle vostre convinzioni -basate su fonti riconosciute e accreditate in materia- e in definitiva difendere una vostra “tesi” su un determinato argomento.

E’ bene pensare alla preparazione e alla redazione della tesi non semplicemente come un esercizio per imparare ciò di cui state dibattendo, o peggio come l’ultimo ostacolo prima di liberarvi dell’Università, ma anche come un addestramento per interiorizzare un metodo di lavoro e in questo caso di ricerca scientifica. Si tratta di affinare capacità che risulteranno preziose per ogni tipo di lavoro e naturalmente soprattutto per quelli ad alta qualificazione.

2. Selezione dell’argomento (o di alcuni argomenti) e proposta al docente

Sintetizzando, le fasi per elaborare un progetto di tesi (prima di contattare il docente della materia che vi interessa) sono generalmente le seguenti:

  • selezione di un argomento generale;
  • prima ricerca e lettura di testi (articoli, libri, internet ecc.);
  • sviluppo della struttura della vostra idea.

Il primo passo da effettuare è quello di porsi una domanda sulla quale strutturare la tesi. La tesi è in effetti una vostra risposta, sensata e documentata, alla domanda iniziale. Naturalmente non conoscendo a fondo l’argomento è difficile porsi una domanda interessante che sia già alle prime battute quella definitiva. E’ quindi consigliabile porsi una domanda provvisoria che sarà rivista e meglio circostanziata con il procedere del lavoro, l’aiuto del relatore e l’approfondimento della letteratura sull’argomento. All’inizio conviene leggere rapidamente molte cose anche non direttamente connesse tra di loro. L’obiettivo, in questa fase, non è capire il dettaglio ma cogliere i dati fondamentali.

Per l’individuazione della domanda è utile tener conto dei seguenti elementi:

  • gli obiettivi personali;
  • gli interessi e inclinazioni;
  • la strumentazione a disposizione;
  • le fonti di dati possibilmente consultabili;
  • l’eventuale stage.

Una volta definita la vostra domanda e iniziata la raccolta del primo materiale (pochi documenti fondamentali per capire il problema e proseguire nell’analisi), è necessario delineare la struttura del lavoro compilando un indice parziale e provvisorio degli argomenti che intendete trattare. L’indice, pur se ancora rozzo, descrive la struttura della tesi e la sua suddivisione in capitoli e, all’interno di questi, se siete ad un buon punto di approfondimento, in paragrafi. A questo stadio, quindi, l’indice non può che essere provvisorio: non preoccupatevi se molti aspetti appaiono ancora vaghi. Avere a disposizione un indice, anche se molto parziale e naturalmente soggetto a modifiche durante il corso dello svolgimento della tesi, costituisce però una buona base di partenza per fare una proposta convincente al relatore in quanto vi costringe ad organizzare le idee. In ogni caso, comunque, ogni tesi deve contemplare un’introduzione (dove si pone un interrogativo), uno svolgimento (fatto di diversi capitoli a seconda delle esigenze) e una conclusione (dove si risponde all’interrogativo). Introduzione e conclusioni devono avere lunghezza ragionevole (né mezza pagina, né mezza tesi).

3. Inizio del lavoro con il relatore

Una volta che il lavoro è stato concordato con il relatore e vi sono stati dati i dettagli su come proseguire, bisogna cominciare ad esaminare in modo più attento la letteratura rilevante, per comprendere ora nel dettaglio quali argomenti o aspetti si devono analizzare affinché la risposta alla vostra domanda sia il più possibile esauriente e convincente. Il vostro obiettivo è di individuare i possibili modi di suddividere e ordinare il materiale: da un lato, dovete decidere che cosa inserire nella tesi e che cosa invece tralasciare; dall’altro, dovete riflettere sull’ordine più logico con cui presentare i vari argomenti.

La compilazione dell’indice, a questo punto maggiormente strutturato, è di fondamentale importanza. Serve a chiarire il futuro percorso, gli argomenti rilevanti, i temi di evidenziare e quelli che si devono semmai solo accennare, la documentazione da utilizzare, le ulteriori fonti da indagare, in definitiva il modo con il quale volete dimostrare la vostra tesi. Un indice chiaro (naturalmente ancora aperto a modifiche a seconda delle “scoperte” che si faranno nel corso della ricerca) vi garantirà un tragitto verso la meta più agevole e soddisfacente. D’altronde basta pensare a cosa fate istintivamente quando decidete di acquistare un libro: scorrete l’indice per capire se è di vostro interesse e se in fondo vi convince.

E’ raccomandabile restringere l’ambito della ricerca e centrare quanto più possibile l’argomento della tesi. Si deve trattare insomma di un lavoro se non innovativo, almeno non solo descrittivo e quanto più possibile specialistico. Questo modo di operare può assicurarvi due risultati: un percorso meno denso di dispersive informazioni (evitando cosi improbabili opere enciclopediche) e una tesi non generica che oltre ad essere più interessante, darà di voi l’immagine di una persona con competenze specialistiche su quel tema e, dunque, con uno svolgimento della discussione in seduta di Laurea più focalizzata e meno rischiosa (più generica è la trattazione, maggiori sono gli interventi collaterali sui quali potreste essere non pronti a replicare).

E’ bene inoltre essere metodici sin dall’inizio: meglio annotare e classificare di volta in volta tutta la bibliografia, anche quella che poi si rivelerà non utilizzabile, che dover poi correre affannosamente negli ultimi giorni prima della seduta di Laurea alla ricerca di testi che non ritrovate facilmente (o perché indisponibili, o per la ricerca difficile di quell’informazione che sembrava marginale ma che poi è divenuta rilevante). E’ buona norma, quindi, organizzare la bibliografia: aprite un file dove elencate i materiali che avete trovato e che reputate interessanti e cominciate a classificarli secondo le norme che seguono più avanti in questo scritto. Per i testi più importanti, indicate brevemente (in poche righe) di  cosa si parla e perché li avete trovati degni di interesse: a distanza di parecchie settimane e con il progressivo accumulo di materiali -e soprattutto con la presenza del normale stress che si verifica nell’imminenza della seduta di Laurea- si corre il rischio di tralasciare o confondere il contenuto di articoli letti in precedenza.

4. Quanto deve essere lunga la tesi

La tesi deve presentare un rigore formale ed avere una dimensione di circa 100 cartelle. Per “cartella” si intende un documento standard contenente circa 2.000 caratteri (spazi inclusi). Il calcolo dei caratteri si ottiene facilmente tramite l’utilizzo dei comandi dedicati di Microsoft Word. Naturalmente, poiché la cartella misura la dimensione effettiva del vostro testo, riferendosi esclusivamente al numero di caratteri che lo compongono e senza tener in alcun conto il tipo di font utilizzato, la dimensione dei caratteri, l’interlinea, i margini ecc. non vi è alcuna maniera di modificare il numero di cartelle occupate da un testo ricorrendo a ritocchi dell’impaginazione o ad altri accorgimenti puramente grafici. Insomma, la cartella misura proprio la lunghezza reale del vostro testo. Potete quindi sicuramente impaginare secondo l’estetica che vi sembra più gradevole, ma ciò non cambia la sostanza dei contenuti in termini di quantità minima richiesta.

5. Quando e come contattare il relatore

Premessa la continua e completa disponibilità a seguire il vostro lavoro in ogni momento (ricevimento all’occorrenza, restare in contatto anche durante la fase di stage all’estero ecc.) e con ogni mezzo (mail, telefono, skype ecc.), ai fini di una efficiente e produttiva interazione è consigliabile non sottoporre in continuazione piccole parti di capitoli o documenti di poche pagine, ma invece proporre la lettura degli elaborati solamente quando hanno una ragionevole dimensione minima (capitolo). Naturalmente, è opportuno anche evitate di lavorare in solitudine e consultare il relatore solamente a tesi completata, soprattutto nelle ultime fasi dove, logicamente, si dovrebbero affrontare i passi salienti della tesi e le sue conclusioni. Insomma, adottate un approccio equilibrato.

6. Quando e come contattare il correlatore

Premesso che ogni correlatore ha sue preferenze ed esigenze, un buon compromesso è rappresentato dal contattarlo, una volta che vi è stato assegnato e solo dopo accordo con il relatore e su sue indicazioni, via mail comunicandogli il nome del relatore, il titolo della tesi, un brevissimo abstract e un indice di massima, e chiedendogli se accetta di ricevere buona parte dell’elaborato nelle sue fasi conclusive, in modo da recepire eventuali suggerimenti anche da lui. Normalmente, è buona prassi consegnare a mano direttamente al correlatore lo stampato quasi definitivo, con un ragionevole anticipo sulla rilegatura finale. Una volta pronte le copie rilegate (quelle che vanno in seduta di Laurea), una gli va consegnata prima della data prevista per la discussione, in modo da lasciare il tempo utile al correlatore per formulare il suo giudizio sulla vostra tesi.

7. Svolgimento della tesi

Nella stesura della tesi, oltre che naturalmente la sostanza (è su questa parte che dovrebbe maggiormente incidere il relatore), curate anche la forma (su questa invece non dovrebbero esservi inutili incombenze per il relatore): non si dovrebbero leggere frasi senza verbo o senza senso, correggere errori di battitura (naturalmente qualcuno può sfuggire …), parti di testo formattate in un certo stile e subito dopo in un altro (effetti del copia e incolla), utilizzi improbabili di Word (siete o non siete la generazione dei “nativi digitali”?). Insomma non dovete dare l’impressione che si stia lavorando come vostro correttore di bozze piuttosto che di contenuti!

Di seguito alcuni principi elementari per scrivere in modo chiaro, convincente e “scientifico”:

  • non usate frasi molto lunghe. Cercate di collegare le vostre frasi, in modo che quanto scritto nella frase precedente sia logicamente concatenato con quanto scritto nella frase successiva;
  • non fate uso puntini di sospensione, non abbondate in punti esclamativi, punti di domanda e non usate forme di scrittura troppo personali, la tesi è un trattato scientifico, non un romanzo!;
  • cercate di moderare l’uso di parole in lingua straniera per le quali esiste un equivalente vocabolo in italiano. Se usate una parola straniera, scrivetela in corsivo, a meno che non sia entrata davvero nell’uso corrente dell’italiano;
  • inserite in note a piè di pagine le informazioni non essenziali, la cui lettura può essere omessa senza compromettere la comprensione del testo principale;
  • scrivete tutto quello che vi viene in mente, ma solo come prima stesura (che non è quella che consegnerete al relatore). Rileggendo, eliminate le divagazioni non congrue e spostate in note a piè di pagina quelle inerenti ma non essenziali. La tesi serve a dimostrare un’ipotesi che avete elaborato, non a mostrare che siete onniscienti;
  • grafici, figure e tabelle devono sempre essere numerate (per ogni singola tipologia) e contemplare un titolo che individui chiaramente che cosa si vuole descrivere. Se sono elaborate da voi, indicate comunque in calce la fonte delle informazioni o dei dati su cui questi grafici, figure e tabelle, si basano. Se sono riprese esattamente come sono da altre fonti, fornite in calce il riferimento bibliografico di provenienza;
  • utilizzate il linguaggio tecnico e specifico della disciplina nella quale state scrivendo la tesi. Uno stesso argomento può essere trattato da diverse angolature disciplinari, ognuna però ha un proprio modo di argomentare con l’utilizzo, appunto, di terminologia dedicata.

È ovviamente e assolutamente sconsigliato l’uso del “copia e incolla”: anche quando si prende un’idea da un libro o da una qualsiasi altra fonte, è sempre necessario, oltre che corretto, riscrivere e rielaborare di proprio pugno i contenuti. Contrariamente, il “copia e incolla”, in qualsiasi sua forma scoperto, farà venir meno la fiducia nel vostro lavoro, mettendo in serio dubbio la possibilità di continuare la collaborazione.

Naturalmente poiché quasi nulla si inventa, una tesi è fatta di riferimenti a testi già scritti (che non equivale a copiare integralmente) e quindi non c’è nulla di sbagliato a riportali, purché debitamente citati. Dimostrare di conoscere la letteratura sull’argomento trattato, citandola puntualmente, non è una diminutio, ma un plus, un valore aggiunto!

Quindi, quando riportate le parole esatte, oppure una sintesi molto vicina al pensiero di un altro autore, o utilizzate materiali elaborati da altri (grafici, formule tabelle) dovete necessariamente citare l’autore, l’opera, l’anno, l’editore ed eventualmente le pagine dove questa idea originale è presente. Ciò vale anche per le traduzioni da altre lingue e per i testi importati da internet.

Ci sono tre modi di citare la letteratura utilizzata:

  • diretta, nel caso in cui menzioniate l’autore nel vostro testo. In questa eventualità, va segnalato tra parentesi e vicino al concetto riportato, il titolo dell’opera, l’anno di riferimento, eventualmente le pagine se il riferimento è molto circostanziato;
  • indiretta, se non menzionate l’autore nel vostro testo. In questo caso, oltre alle indicazioni precedenti in parentesi va anche il cognome dell’autore;
  • puntuale, se ricopiate un intero periodo (che deve essere obbligatoriamente riportato identico e tra virgolette). Anche in questo caso vanno fornite tra parentesi le indicazioni di cui sopra.

Le note a piè di pagina sono costituite o da riferimenti bibliografici o da commenti, digressioni e approfondimenti non così rilevanti da essere inclusi nel testo principale. Ricordate che un testo troppo avaro di note è generalmente ritenuto poco agganciato al dibattito scientifico su quell’argomento e in definitiva poco approfondito e credibile.

Per quanto riguarda le conclusioni (che possono giungere anche a determinazioni diverse da quanto assunto all’inizio, ma in questo caso bisognerà riformulare la parte iniziale), scrivere in maniera cauta i risultati raggiunti è un esercizio raccomandabile oltre che intellettualmente onesto e corretto. Offrire al lettore i risultati della propria ricerca in maniera non assertiva (soprattutto in materie non precipuamente scientifiche) dà prova del grado di consapevolezza sugli esiti che vi sembra di aver raggiunto. Oltre ad un servizio offerto al lettore, è soprattutto un mezzo per evitare di convincersi su presunte “certezze” che un ricercatore un po’ più bravo, ed esperto, potrebbe facilmente smontare.

8. Come si scrive la bibliografia

La bibliografia, ossia l’elenco dei testi e delle fonti che avete consultato, costituisce un requisito fondamentale per un lavoro di tesi. Uno dei primi elementi che si va a valutare per dare un giudizio complessivo su una tesi, riguarda infatti il metodo adottato per la ricerca bibliografica. Ciò sia per quanto riguarda la quantità (che deve essere congrua con la consistenza della tesi) che per ciò che concerne la qualità delle fonti.

Da non sottovalutare è l’accuratezza nel redigere l’elenco dei riferimenti bibliografici. La descrizione dei testi e delle fonti che avete consultato, se eseguita in maniera poco precisa denota non solo scarsa attenzione al lavoro che avete svolto, ma soprattutto la più elementare ignoranza di regole che dovreste conoscere (soprattutto per chi si trova alla specialistica e cioè alla redazione della seconda tesi) in quanto futuri lavoratori ad alta qualifica, e cioè: saper scrivere un testo!

Ci sono naturalmente diversi metodi per redigere un elenco bibliografico. Una regola, però, vale per tutti i metodi: la uniformità dello stile bibliografico all’interno dell’elenco. Nel concreto: se usate cognome e nome per gli autori, vanno sempre usati entrambi e nella stessa forma e non, come spessissimo capita di leggere, una volta solo il cognome, un’altra cognome e nome, un’altra ancora cognome e nome ma quest’ultimo in forma abbreviata. Ancora, se citate la casa editrice e la città sede della casa editrice, vanno sempre citate entrambi e nello stesso ordine di scrittura, e non invece una volta solo la casa editrice, un’altra solo la città, e un’altra ancora, peggio, nulla di nulla! Insomma, decidete una volta per tutte cosa citare (solo la casa editrice, solo la città, entrambi), ma a decisione effettuata seguite scrupolosamente quella regola. Stesso discorso vale per lo stile usato per di indicare se si tratta di un libro, di un articolo, di un working paper o di una fonte internet. Stabilita la regola, questa deve essere rispettata in tutto l’elenco. Cambiare continuamente stile bibliografico o omettere informazioni importanti (le indicazioni delle pagine di un articolo scientifico, l’anno di edizione, ecc.) comunica una forte sensazione di imprecisione e approssimazione. Quindi, curate la bibliografia: basta guardare come è fatta in un qualsiasi buon libro scientifico.

Di seguito, alcune regole base per la redazione della bibliografia:

  • i riferimenti bibliografici devono contenere solo quei lavori che sono stati espressamente citati nel testo della tesi;
  • l’elencazione va fatta secondo l’ordine alfabetico del cognome dell’autore, indipendentemente dal fatto che l’opera sia un libro, un capitolo di un libro, un articolo o altro;
  • esempi di stile per l’indicazione delle varie tipologie di testo:
    • libri o curatele:

Boillot J. (2007), L’economia dell’India, Bologna: il Mulino.
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (in corsivo). Luogo di pubblicazione: casa editrice]

Ikenberry J. G., Parsi V. E. (a cura di), (2003), Manuale di Relazioni Internazionali, Bari: Laterza
[Metodo: autore/i, (a cura di), anno di pubblicazione, (fra parentesi), titolo (in corsivo). Luogo di pubblicazione: casa editrice]

    • capitoli in libri:

Joffé G. H. (2003), “European Union and the Mediterranean” in Telò, M. (ed.), European Union and New  Regionalism. Regional Actors and Global Governance in a Post-Hegemonic Era. Aldershot: Ashgate, pp. 207-225.
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (fra virgolette), nome/i del/i curatore/i della raccolta, titolo della raccolta (in corsivo e, quando in inglese, iniziali in maiuscolo). Luogo di pubblicazione: casa editrice, intervallo delle pagine]

    • articoli in riviste specializzate:

Brandi M. C. (2006), “Le migrazioni delle alte professionalità tra mobilità internazionale e brain drain”, in Affari Sociali Internazionali, vol. 34, n. 3, pp. 69-76.
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (fra virgolette), nome della rivista (in corsivo e iniziali in maiuscolo), numero del volume, numero del fascicolo, intervallo delle pagine]

    • quaderni di Dipartimento – Working Paper:

Philippart E. (2003), “The Euro-Mediterranean Partnership: Unique Features, First Results and Future Challenges”, CEPS Working Paper No. 10, April, Bruxelles: Centre for European Policies Studies.
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (fra virgolette), nome del quaderno/working paper (in corsivo e iniziali in maiuscolo), numero del volume, mese, città: dipartimento/università/think tank]

    • articoli da giornali:

Fatiguso R., (2007), “Talenti, missione ritorno Est e Asia ci provano”, in Il Sole-24 Ore, 3 ottobre, n. 271, p. 17
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (fra virgolette), nome del giornale (in corsivo e iniziali in maiuscolo), data, numero (se presente), intervallo delle pagine]

    • documenti ufficiali di Istituzioni:

Commission of the European Communities (2003), Wider Europe— Neighbourhood: A New Framework for Relations with our Eastern and Southern Neighbours, Communication from the Commission to the Council and the European Parliament, November, Brussels.
[Metodo: istituzione, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (in corsivo), nome della raccolta (iniziali in maiuscolo),  data, città]  Se la quantità di documenti provenienti da Istituzioni dovesse essere rilevante si può pensare ad un elenco a parte.

    • consultazione di siti web e documenti scaricati da internet:

Oecd (2002), “International Mobility of the Highly Skilled”, Oecd Policy Brief, Internet:  http://www.oecd.org/dataoecd/9/20/1950028.pdf (consultato in data 16 febbraio 2009).
[Metodo: autore/i, anno di pubblicazione (fra parentesi), titolo (fra virgolette), nome della raccolta (iniziali in maiuscolo),  sito internet, data di consultazione (tra parentesi)]

La consultazione di materiale reperito su Internet va fatta con senso critico, contestualizzata e calibrata nell’abito del lavoro di tesi, e concordata con il relatore. Diffidate di articoli e pubblicazioni on-line insufficientemente scientifici o provenienti da siti poco affidabili; Internet è diventato ormai un mondo caotico dove si possono trovare molte informazioni utili ma anche documenti inutili, inattendibili e di pessima qualità. E’ comunque opportuno consultare siti istituzionali legati al tema della tesi (per esempio, i siti dell’UE, della FAO, Banca Mondiale, dell’OECD, della BCE, dell’FMI, dell’ISTAT, della Banca d’Italia, Think Tank, riviste specializzate e via dicendo). Il materiale – di qualità – così raccolto va sempre citato nelle fonti bibliografiche. L’elenco dei siti internet consultati va fatto comunque a parte dalla bibliografia principale. Come precedentemente detto, ci sono diversi modi per classificare una bibliografia, quindi quanto prima riportato rappresenta solo una delle modalità. Per cui potete variare naturalmente il carattere, la formattazione del cognome e nome (non normale ma in maiuscoletto, per esempio), scrivere il nome completo, riportare l’anno alla fine del riferimento e non in parentesi. Può verificarsi il caso di situazioni intermedie rispetto a quelle citate, al vostro buon senso applicare la regola giusta. L’importate è, di nuovo, l’uniformità e il rispetto delle regole imposte sin dall’inizio.

9. Tesi e stage

Se è naturalmente buona cosa effettuare uno stage e contemporaneamente svolgere una tesi il più possibile abbinata, ci sono alcune norme da tener presente ai fini dell’efficace e proficuo utilizzo dello stage (stante poi l’andamento dei singoli casi, che non è però controllabile a priori):

  • cercate ovviamente di abbinare l’argomento della tesi (purché coerente con la disciplina nella quale svolgete la tesi) allo stage. Più difficilmente si riesce nell’operazione inversa;
  • posto che c’è la massima disponibilità da parte del relatore nell’agevolare la ricerca e la soluzione per la sede per l’eventuale stage, siate però propositivi (aver chiaro l’oggetto della tesi e/o le possibili sedi di svolgimento) e diligenti nel disbrigo delle pratiche per arrivare all’assegnazione dello stage (non è il relatore a dover curare nel dettaglio i documenti necessari e la vostra agenda!);
  • va da sé che se la sede dello stage è all’estero, oltre alla avanzata conoscenza dell’inglese, è consigliabile praticare bene anche la lingua del paese ospitante lo stage (soprattutto se trattasi di lingue abbastanza diffuse come francese e spagnolo). Insomma non contattate il relatore senza la benché minima idea di che tipo di tesi svolgere e/o stage da effettuare. Possibilità di stage, per rapporti avviati, conoscenze pregresse e momentanee opportunità, si possono sempre verificare, ma il relatore è un facilitatore non uno stage planner!

10. Il riassunto (sintesi) della tesi

Quando la fase di scrittura della tesi si è conclusa, dovrete scrivere una sintesi della stessa. La sintesi deve coprire la struttura del tema, evitando naturalmente i dettagli. Nel concreto, quello che dovrebbe emergere dalla lettura della sintesi è la domanda iniziale alla quale si è voluto rispondere con la tesi, le fasi di svolgimento e le conclusioni alle quali siete arrivati. Quindi, molto probabilmente, potrete in grossa parte riprendere introduzione e conclusioni stilate per la tesi, con l’aggiunta di qualche considerazione intermedia.

Abbiate ben presente che la sintesi è l’unico testo (a parte la tesi, letta dal relatore e dal correlatore) che sarà “guardato” dai membri della Commissione di Laurea che vi esaminerà. Quindi “sintesi” di 30-40 pagg. sono assolutamente inutili poiché non è pensabile che nell’arco di pochi minuti qualcuno si metta a leggere (soprattutto dopo svariati elaborati di altri candidati) la vostra “mini-tesi”. Per cui, un riassunto leggibile dovrebbe essere costituito da non più di 10-15 pagg. (circa) delle quali non più di 5-8 pagg. (circa) destinate al riassunto vero e proprio. E, ancora una volta, l’accuratezza della redazione e lo stile grafico sono viepiù rilevanti, soprattutto nei confronti di chi, come tutti gli altri membri della Commissione, non vi ha seguito per il lavoro di tesi come il relatore.

La sintesi è cioè l’altro elemento in vostro possesso (dovrebbero facilmente emergere dalla lettura della sintesi: chiarezza dell’indice, logicità e leggibilità del percorso di ricerca, accuratezza della bibliografia), che insieme alla esposizione, può farvi ben valutare ai fini del voto di laurea. Un riassunto dai contenuti chiari, logici e facilmente leggibili, con in più la dovuta accuratezza scientifica e stilistica è sicuramente un valido biglietto da visita e costituisce una buona partenza per la discussione.

La struttura della sintesi dovrebbe essere quindi la seguente:

  • frontespizio (lo stesso della tesi);
  • indice (lo stesso della tesi) con il numero reale delle pagine della tesi;
  • svolgimento del riassunto;
  • bibliografia (la stessa della tesi).

Quindi, se avete curato bene lo stile grafico di indice e bibliografia nella tesi, non dovrete far altro che trasferirli integralmente nella sintesi. Per quanto riguarda invece il corpo della sintesi, distanziate i vari paragrafi per alleggerire la lettura.

Potrebbe essere opportuno far rilevare i punti salienti della sintesi mediante delle brevissime frasi in dei riquadri da apporre al lato destro (per chi legge) del testo (anche in questo caso senza esagerare). Questi “richiami” laterali, infatti, si rivelano utili per accompagnare la lettura veloce del testo da parte dei Commissari.

11. La guida della della Biblioteca LUISS

Consultate, infine, anche la guida resa disponibile sul sito della Biblioteca della LUISS.

12. Considerazioni finali

Il presente testo non è, naturalmente, da considerarsi esaustivo. Si tratta di un documento di lavoro che ha l’intento di fornirvi delle indicazioni generali per poter compiere in tranquillità alcune operazioni base per la redazione della tesi. Il contatto diretto con il relatore resta, ovviamente, preponderante. Per quanto scritto in questa sede che, comunque, non dovesse risultare chiaro, non esitate a chiedere spiegazioni in merito.

Infine, non pensiate che il richiamo a precisione, accuratezza, correttezza, metodo di lavoro scientifico e rigoroso, costituiscano pedanti richiami a superflue sofisticherie. Al contrario, si tratta – o almeno si dovrebbe trattare – della base del vostro lavoro e, per di più, proprio per quanto riguarda la redazione di un testo, di una delle caratteristiche qualificanti della vostra preparazione.

La precisione (ma sarebbe meglio dire la ordinaria affidabilità) dovrebbe essere considerata normalmente la regola, naturalmente accompagnata da una buona dose di matura ed equilibrata flessibilità. Non dovreste,  dunque, esser voi ad essere considerati “inutilmente” “precisi”, ma coloro che stabilmente e dannosamente si comportano in modo “non preciso” ad essere valutati come inaffidabili e quindi fuori da un sistema minimamente funzionate.

Diversamente, se anche voi non consideraste la precisione e l’accuratezza come delle ordinarie auspicabili attidudini – per esempio a cominciare dalla stesura della vostra tesi – non farete altro che agevolare e rendere paradossalmente “normale” il comportamento di chi affidabile non è. Nel breve, qualche free rider se ne potrebbe avvantaggiare. Alla lunga (ma neanche tanto) è un atteggiamento sconveniente per tutti.

Buon lavoro!

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