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Breve nota biografica su Giuseppe Scalarini

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Giuseppe Scalarini, il famoso vignettista, che Claudio Treves chiamò a collaborare all’“Avanti!” nel 1911, concluse la sua vicenda di impegno artistico e politico, disegnando per il quotidiano del PSLI, “L’Umanità”, nell’anno 1947. Le 53 vignette apparse tra il marzo e l’ottobre sono di grande interesse e molte di esse, collegate alle questioni che si dibattevano al momento, possono essere considerate quasi degli editoriali. Le tematiche su cui Scalarini s’impegna sono quelle fortemente dibattute in quel difficile anno: in primo luogo il tema della disoccupazione, del carovita e della miseria delle masse popolari. In queste vignette, come è proprio della sua tradizione artistica, Scalarini spesso contrappone la condizione dei ceti abbienti a quella del proletariato. La goccia di sudore della tessitrice diviene il brillante della Signora (8 marzo); il medico propone all’operaio ammalato “dieta, dieta, dieta” (15 marzo); il contadino zappa di fronte al proprietario che si ripara dal sole con l’ombrello (4 aprile); l’operaio che fa un bagno di sudore e il possidente, raffigurato come un pescecane che prende i bagni di mare (12 giugno). Molto azzeccata è la vignetta del 3 aprile intitolata “Il problema del mezzogiorno risolto dal Tripartito per tutta l’Italia”. Vi si vede un possidente che gozzoviglia a tavola, da un lato, e dall’altro un contadino che mangia frugalmente, all’ombra di un albero. Il tema del Mezzogiorno è ripreso in due importanti vignette del 7 e dell’8 maggio dedicate all’eccidio di Portella delle Ginestre. Nella prima, che raffigura otto tumuli di terra, la didascalia recita “i socialisti daranno la terra ai contadini: gli agrari, intanto, danno i contadini alla terra”. Nella seconda è raffigurata una mitragliatrice, che è la “falciatrice” degli agrari. La gran parte dei disegni riguardano la condizione del proletariato: dal “testamento del disoccupato” (6 marzo) alla spropositata mancia per la cagnolina smarrita dalla signora (12 marzo); al disoccupato che assiste alle esercitazioni della flotta militare e pensa “ogni cannonata costa cento mila lire” (20 aprile). Non mancano i toni sarcastici: il padre indigente raccomanda ai figli “i dolci solo due volte a settimana” (27 aprile); la madre in lacrime che non sa come sfamare la famiglia (10 maggio); il proletario con le tasche vuote (14 maggio); il “giro.. della cinghia” (1 giugno) che indica la crescente miseria; l’ironica raffigurazione del diseredato, cui viene illustrata la scheda per la dichiarazione dei redditi. Sono i mesi dell’aggravarsi della crisi economica, cui Einaudi risponderà con politiche deflattive, volte al risanamento della Lira, e l’aiuto americano risulterà inadeguato ai bisogni, tanto da sollecitare il varo di un piano di interventi molto più consistente, quale sarà il piano Marshall. Un tema interessante riguarda il neo-nato partito. La prima vignetta di Scalarini che appare su “L’Umanità” raffigura il braccio di un lavoratore che regge una bandiera sulla quale sono elencate le riforme proposte dal PSLI: riforma agraria; nazionalizzazione delle industrie; imposta sul patrimonio, confisca dei profitti di guerra (1 marzo), seguita subito dall’immagine di Turati che presenta ai lavoratori il giornale del nuovo partito (4 marzo). Il nuovo simbolo del PSLI appare in una vignetta del 7 marzo: sono tre frecce che si dipartono da un libro sul quale sono impresse la falce ed il martello e che trafiggono tre animali feroci (lupo, aquila, serpente). Il simbolo riappare altre volte: come aureola al capo di un reduce che “taglia la testa alla terza guerra” (20 marzo) ed infine nell’“ombra di Matteotti”, vignetta commemorativa del martire socialista. Infine una lunga serie di vignette è dedicata al tema della guerra e dei rapporti internazionali. Solo l’Internazionale socialista può fermare la guerra (19 marzo); 116 miliardi sono destinati alle Forze armate (28 marzo); si richiede l’abolizione della coscrizione obbligatoria, contro l’ipotesi di una terza guerra mondiale (15 maggio e 6 luglio); “la guerra è un’arma suicida” (21 maggio); la guerra è un mostro (22 maggio); “la tragica rincorsa della fame e della guerra” raffigura due scheletri che, in tondo, si mordono la coda (23 maggio); la fiamma del socialismo può spezzare l’acciaio dei cannoni (20 giugno). Infine la “terza forza” europea può impedire il conflitto fra USA ed URSS (13 luglio), in quella che appare una contrapposizione fra blocchi che può portare alla guerra (5 ottobre). E’ questa l’ultima vignetta rinvenuta su “L’Umanità”. La comunicazione di Scalarini è immediata: tratto di penna deciso, semplificazione dei concetti, immagini e didascalie forti. A partire dal novembre 1947 la collaborazione di Scalarini si interrompe. Il grande disegnatore morirà il 30 gennaio 1948. Su “L’Umanità” del 1 gennaio 1949 apparirà un commosso necrologio firmato da G.P.:

E’ morto improvvisamente a Milano Giuseppe Scalarini, il compagno e l’artista che con le sue notissime caricature politiche aveva dato per tanti anni grafica e appassionata testimonianza alle battaglie del socialismo italiano. Aveva esordito ventenne nella sua Mantova, comprendendo come anche la caricatura fosse un’arma giornalistica non meno potente e forse ancor più aggressiva della penna. Dopo aver diretto il giornale satirico “Merlin Cocai”, già impegnandosi in pieno nelle lotte politiche del tempo, soggiornò a lungo in Austria e in Germania, collaborando ai più famosi periodici umoristici. Nel 1911 Claudio Treves lo volle con sé all’Avanti! E cominciò allora la sua rapida popolarità, tanto cara ai socialisti, così temuta dagli avversari. La sua schernitrice aggressività individuava e dava forma plastica, nella esasperata passionalità e nella deformazione caricaturale, a tutti i prototipi italiani avversi alla marcia del socialismo: dai borghesi agli agrari, dai profittatori ai militaristi, dai conservatori ai preti. Nasceva in tal modo tutta una galleria di tipi, che l’artista fustigava e stroncava irremissibilmente, con quel suo segno magro e dimesso, attento ed evidente, caustico e mordace, così adatto ad imprimersi nella fantasia popolare e ad assecondare una posizione di lotta ed una fede di riscatto. E agli avversari si contrapponeva, altrettanto graficamente, colto nel segno, il prototipo del socialista italiano nella sua povertà e nella sua consapevolezza. Sotto il segno dell’arte e non soltanto sotto quello della satira politica, Scalarini realizzava tra noi uno schietto “stile proletario”. Nell’altro dopoguerra non esitò ad accusare soprusi e violenze dei fascisti e il gioco occulto dei loro mandanti. Si acquistò così l’esecrazione dei nuovi dominatori. E questa, soppresso nel 1926 l’Avanti!, si esplicò nell’inviare lo Scalarini ad un lungo soggiorno al confino. S’era ritirato, vecchio e stanco, dalla vita militante, pur pieno di fede nell’avvenire. E mentre attendeva a riordinare la poderosa collezione delle sue 4000 e più caricature e a terminare la rievocazione del suo periodo di confino, la morte lo ha ghermito.

C’inchiniamo reverenti di fronte alla sua figura.

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